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Pagina 1 di 2 LE ORIGINI
Aldo Marzot, prima di diventarne il Capo Scaut,assolse per molto tempo il ruolo di Commissario Centrale alla branca Rover e Scolte del Cngei ed ebbe modo di verificare, approfonditre e studiare, fra il 1948 ed il 1960, un problema che angustiava l'intero Movimento Scaut. Egli appurò che il numero dei lupetti era il più elevato, che gli esploratori erano meno dei lupi e che i rover erano pochissimi rispetto ai fratelli più piccoli. In sintesi il numero degli scaut che proseguivano il sentiero scaut in età rover, era neanche il 20 per cento di quello che aveva vissuto la vita della Jungla e solo il 10/15 per cento di quello che aveva portato il capello a falde larghe. I Capi, infine, rappresentavano una percentuale irrisoria, meno dell'unità, rispetto al numero dei lupi che avevano iniziato a "correre" e giocare nella giungla. Negli anni cinquanta il Movimento Scaut si interrogò seriamente sul fenomeno dell'emorragia di giovani e cercò, durante varie Conferenze Internazionali, soluzioni idonee al problema. All'epoca parecchie e contrastanti opinioni portarono a molte proposte ed a interessanti, quanto opposte, sperimentazioni. Ma non fu trovata una soluzione soddisfacennte che riuscì a mettere tutti d'accordo. L'obiettivo era, ed ancor oggi é per tante associazioni, quello di creare, di sviluppare e di conservare, negli over sedicenni, un interesse prioritario e coinvolgente da contraporre alla moltitudine di "offerte" oncorrenziali che, nel corso degli anni, si sono moltiplicate in modo esponenziale nei confronti dell'età, e quindi, del metodo, più debole. IL Pellicano del Cimone non aveva dimenticato l'affermazione di B.-P. " ... scautismo senza roverismo è uno scautismo non riuscito .." quando aveva lanciato il roverismo in continuità logica ed educativa al movimento ed alla metodologia iniziale. B.-P., e Marzot dopo di lui, si rendeva conto che il roverismo era, nello stesso tempo, il passo successivo a quello dello "Scaut" e quello precedente a quello dell"Uomo Scaut". Quindi il Roverismo non poteva fallire, non poteva perdere consensi ed interessi, doveva continuare ad accendere entusiasmo. Il punto era, e tutt'ora é, l'emorragia di giovani over sedici anni. Questo dato di fatto, questa evidente perdita di consenso nell'età tipica del roverismo rappresenta l'evidenza che il Metodo andava rivisto ed adeguato. Sia nei confronti della Società che così tanto si é evoluta in questi cento anni che nei confronti dei giovani che hanno così tanto ampliato i loro interessi, materiali ed immateriali, importanti e futili, del tempo libero e lavorativi. Marzot, analizzò il fenomeno che anguastiava lo scautismo. Studiò il problema, studiò le cause e gli effetti, verificò le sue osservazioni alla luce delle soluzioni che anche altri stavano analizzando. In Inghilterra, patria dello scautismo, e negli Stati Uniti si cercava di risolvere anticipando l'accesso al roverismo ed inserendo, fra la branca esploratori e quella dei rover, una mezza branca che in alcuni casi diveniva la parte finale della branca esploratori ed in altri la parte iniziale della branca rover. I loro nomi "overfifteen" e "senior scout". In Canadà pensarono ad una branca intermedia, fra gli scaut ed i rover, cui diedero il nome di "erxplorers". In Francia furono creati i "pionniers" che oltre che rivolgersi ai ragazzi di 15/16 anni, applicando il repartismo, modificò anche contenuti e modalità inserendo l'Impresa e la sua realizzazione alla base di ogni attività.
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